Corte di cassazione, sezione II civile, 4 ottobre 2019, n. 24853

La comunicazione mediante posta elettronica certificata, da parte della cancelleria, del testo dell’ordinanza dichiarativa dell’inammissibilità dell’appello ai sensi dell’art. 348-bis c.p.c. è idonea a far decorrere il termine (c.d. breve) di sessanta giorni per la proposizione del ricorso per cassazione ex art. 348-ter, comma 3, c.p.c.

 

Consiglio di Stato, sezione VI, 7 ottobre 2019, n. 6763

La circostanza che la decisione dell’Amministrazione di risolvere un contratto di appalto pubblico, a causa di significative carenze verificatesi nella sua esecuzione, sia stata contestata in giudizio dall’operatore economico interessato non preclude all’Amministrazione che indice una nuova gara di valutare l’affidabilità di tale operatore ai sensi dell’art. 80, comma 5, lett. c), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50

sentenza n. 6763_19 del Consiglio di Stato

CORTE DI GIUSTIZIA SENTENZA 3 maggio 2019, n.C- 309/18

I principi della certezza del diritto, della parità di trattamento e di trasparenza, quali contemplati nella direttiva 2014/24/UE del Parlamento europeo sugli appalti pubblici e che abroga la direttiva 2004/18/CE, devono essere interpretati nel senso che essi non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui all’art. 95 co. 10 del d.lgs. n. 50 del 2016, secondo la quale la mancata indicazione separata dei costi della manodopera, in un’offerta economica presentata nell’ambito di una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico, comporta l’esclusione della medesima offerta senza possibilità di soccorso istruttorio, anche nell’ipotesi in cui l’obbligo di indicare i suddetti costi separatamente non fosse specificato nella documentazione della gara d’appalto, sempreché tale condizione e tale possibilità di esclusione siano chiaramente previste dalla normativa nazionale relativa alle procedure di appalti pubblici espressamente richiamata in detta documentazione. Tuttavia, se le disposizioni della gara d’appalto non consentono agli offerenti di indicare i costi in questione nelle loro offerte economiche, i principi di trasparenza e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che essi non ostano alla possibilità di consentire agli offerenti di sanare la loro situazione e di ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa nazionale in materia entro un termine stabilito dall’amministrazione aggiudicatrice

Cgue C-309

 

CORTE DI GIUSTIZIA CE – SENTENZA 28 marzo 2019, n.C-101/18

CORTE DI GIUSTIZIA CE – SENTENZA 28 marzo 2019, n.C-101/18

L’articolo 45, paragrafo 2, primo comma, lettera b), della direttiva 2004/18/CE, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale, come quella di cui al previgente articolo 38, comma 1, del decreto legislativo del 12 aprile 2006, n. 163 , che consente di escludere da una procedura di aggiudicazione di appalto pubblico un operatore economico che, alla data della decisione di esclusione, ha presentato un ricorso al fine di essere ammesso al concordato preventivo, riservandosi di presentare un piano che prevede la prosecuzione dell’attività

Cgue C-101 del 2018

CONSIGLIO DI STATO, SEZ. VI – SENTENZA 25 febbraio 2019, n.1321

MASSIMA

La “riduzione” della discrezionalità amministrativa (anche tecnica) può rinvenirsi, sul piano “sostanziale”, dagli auto-vincoli dell’azione amministrativa e sul piano “processuale” nei meccanismi giudiziari che sotto il profilo conformativo sollecitano l’amministrazione resistente a compiere la valutazione rimanente sulla materia controversa. Quando l’eliminazione dell’atto impugnato avviene sulla base dell’accertamento di uno o più vizi che attengono a elementi discrezionali dell’esercizio del potere, la sentenza limita il potere nella sua fase di rinnovo ma senza segnarne l’esito. Non è utilmente invocabile il principio del dedotto e del deducibile, quale espediente per ampliare i confini di estensione dell’area coperta dalla forza del giudicato amministrativo. All’esito dell’evoluzione giurisprudenziale e normativa culminata con il nuovo codice del processo amministrativo, il sistema delle tutele è stato tuttavia segnato da importanti sviluppi, che si pongono tutti in direzione di una maggiore “effettività” del sindacato del giudice amministrativo. Il c.p.a. valorizza al massimo grado le potenzialità cognitive dell’azione di annullamento attraverso istituti che consentono di concentrare nel giudizio di cognizione, per quanto possibile, tutte le questioni dalla cui definizione possa derivare una risposta definitiva alla domanda del privato di acquisizione o conservazione di un certo bene della vita. La giurisdizione è piena, nel senso che il giudice ha il potere di riformare in qualsiasi punto, in fatto come in diritto, la decisione impugnata resa dall’autorità amministrativa. È compito precipuo della giustizia amministrativa approntare i mezzi che consentono di ridurre la distanza che spesso si annida tra l’efficacia delle regole e l’effettività delle tutele.

Cds sent. 1321 del 2019

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE – ORDINANZA 19 febbraio 2019, n.4889

MASSIMA

Sussiste giurisdizione ordinaria nel caso di domanda di condanna del Comune al risarcimento dei danni subiti per effetto della inerzia della p.a., consistita nel non avere esercitato la dovuta sorveglianza ed i controlli prescritti dall’art. 27 del DPR n. 380 del 2001 nei confronti del terzo costruttore, così inducendo l’attore a confidare nella regolarità urbanistica dell’immobile acquistato, rivelatasi inesistente.

In tema di riparto della giurisdizione, l’attrazione (ovvero la concentrazione) della tutela risarcitoria dinanzi al giudice amministrativo può verificarsi soltanto qualora il danno patito dal soggetto sia conseguenza immediata e diretta della dedotta illegittimità del provvedimento che egli ha impugnato, non costituendo il risarcimento del danno ingiusto una materia di giurisdizione esclusiva ma solo uno strumento di tutela ulteriore e di completamento rispetto a quello demolitorio.

S.U._4889_2019

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE – ORDINANZA 22 marzo 2019, n.8226

MASSIMA

Le controversie riguardanti la determinazione e la corresponsione delle indennità di occupazione legittima dovute in conseguenza di atti ablativi, ai sensi dell’art. 53, comma 2, del d.P.R. n. 327 del 2001 (oggi art. 133, comma 1, lett. g), cod. proc. amm.), appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, a nulla rilevando che la relativa domanda sia stata proposta dall’attore unitamente a quella, devoluta invece alla giurisdizione del giudice amministrativo, di risarcimento del danno da perdita del bene, stante la vigenza, nell’ordinamento processuale, del principio generale di inderogabilità della giurisdizione per motivi di connessione.

SU ord. 8226 del 2019

CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE – SENTENZA 22 marzo 2019, n.8230

MASSIMA

La nullità comminata dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001, art. 46, e dalla L. n. 47 del 1985, artt. 17 e 40, va connessa all’art. 1418 c.c., c. 3, di cui costituisce una specifica declinazione, e deve qualificarsi come nullità “testuale”, con tale espressione dovendo intendersi, in stretta adesione al dato normativo, un’unica fattispecie di nullità che colpisce gli atti tra vivi ad effetti reali elencati nelle norme che la prevedono, volta a sanzionare la mancata inclusione in detti atti degli estremi del titolo abilitativo dell’immobile, titolo che, tuttavia, deve esistere realmente e deve essere riferibile proprio a quell’immobile.

Cass.-SU-8230-2019

Sezioni unite civili, ordinanza 21 gennaio 2019, n. 1543

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti l’affidamento, da parte di una società concessionaria autostradale, delle attività commerciali e di ristoro all’interno delle aree di servizio, non trovando nella specie applicazione la disciplina dei contratti pubblici.

Corte di cassazione Sezioni unite civili

Ordinanza 21 gennaio 2019, n. 1543

Presidente: Rordorf – Relatore: Greco

FATTO E DIRITTO

La s.r.l. Punto Grill Services ha impugnato davanti al Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento, chiedendone l’annullamento, la determinazione dell’amministratore delegato della s.p.a. Autostrada del Brennero del 22 novembre 2016, n. 1108, di aggiudicazione, a favore della s.p.a. Autogrill, del contratto di gestione del “servizio di ristoro ed attività commerciali connesse” – c.d. non oil – nell’area di servizio, collocata sul tracciato autostradale, di Laimburg Ovest, in provincia di Bolzano; ed ha chiesto sia dichiarata l’inefficacia del contratto d’appalto eventualmente stipulato fra l’Autostrada del Brennero e la Autogrill.

Mentre rimanevano intimate la s.p.a. Autogrill, controinteressata, e le s.p.a. Sirio, Serenissima Ristorazione e Gustofast, si costituiva in giudizio la s.p.a. Autostrada del Brennero, che anzitutto eccepiva il difetto di giurisdizione del giudice adito, non trovando regolamentazione il procedimento selettivo esperito in atti legislativi nazionali, regionali o provinciali.

La s.r.l. Punto Grill Services ha quindi proposto regolamento ex art. 41, primo comma, c.p.c., illustrato con successiva memoria, perché sia affermata la giurisdizione amministrativa esclusiva sulla controversia, ai sensi dell’art. 133, comma 1, lett. b), c) ed e), del c.p.a., segnatamente in considerazione degli obblighi di evidenza pubblica concernenti gli affidamenti di servizi disposti dai concessionari autostradali.

Resiste con controricorso la Autostrada del Brennero, che deposita memoria.

Questa Corte ha ripetutamente affermato che “i servizi di natura commerciale svolti in area demaniale – nella specie, l’attività di ristorazione in spazi aeroportuali – che trovano origine in un rapporto derivato fra il concessionario e il terzo, cui l’amministrazione concedente sia rimasta estranea e che risultino privi di collegamento con l’atto autoritativo concessorio, che ne costituisce un mero presupposto, non soggiacciono alle regole del procedimento ad evidenza pubblica, ma si risolvono in contratti di diritto privato, devoluti alla giurisdizione ordinaria civile” (Cass., sez. un., 27 febbraio 2017, n. 4884, in motivazione; ancora con riguardo a spazi aeroportuali, Cass., sez. un., nn. 7663/2016, 8623/2015, nonché Cass., sez. un., nn. 9233/2002, 9288/2002).

Nel caso in esame, la controversia non trova fondamento nel rapporto tra la P.A. concedente ed il concessionario del pubblico servizio, ma in un rapporto fra privati fondato su specifiche e distinte pattuizioni negoziali: ed al fine di stabilire se la controversia sia o meno devoluta al giudice ordinario, è dirimente valutare se attraverso quella controversia l’autorità giurisdizionale venga chiamata a valutare l’esercizio del potere autoritativo della P.A. (Cass. n. 24875 del 2008, n. 28549 del 2008; Cass., sez. un., 20 gennaio 2017, n. 1549).

Per le società concessionarie autostradali, in particolare, ai sensi dell’art. 11, commi 5 (nel testo applicabile ratione temporis) e 5-bis, della l. 23 dicembre 1992, n. 498, la soggezione alla disciplina dei contratti pubblici è circoscritta all’affidamento di lavori, sicché per l’affidamento della gestione dei servizi resi nelle aree di servizio esse non sono tenute a seguire le procedure ad evidenza pubblica.

Mette conto in proposito rilevare come nelle conclusioni del Procuratore generale si faccia riferimento ad altra formulazione, di segno diverso, del detto comma 5 dell’art. 11 della l. n. 498 del 1992, medio tempore abrogato, e quindi sostituito con la disposizione cui si è fatto cenno supra.

In conclusione, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, al quale le parti vanno rimesse anche per le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte, a sezioni unite, dichiara la giurisdizione del giudice ordinario al quale rimette le parti anche per le spese del presente giudizio.